20 settembre – La prima Pontida senza Umberto Bossi, lo storico fondatore del movimento leghista scomparsi nel marzo scorso e al quale è stato simbolicamente intitolato il “pratone” con lo scoprimento di una targa da parte dell’attuale leader leghista Matteo Salvini (foto). Il vicepremier, nella due giorni di ieri e oggi, si speso molto per cercare di ricompattare il partito, sottolineando davanti ai giovani prima e al resto dei militanti poi la necessità di ritrovare l’unità, perché se siamo «forti e uniti possiamo vincere».
Difficile dire se ci sia riuscito, perché gli applausi che la platea ha riservato ad altri oratori sono forse stati addirittura superiori. Tanti hanno preso la parola, ma gli interventi si sono rivelati piuttosto brevi. Non è mancata una stoccata a Roberto Vannacci, che per il segretario della Lega piemontese Riccardo Molinari avrebbe scritto il suo programma in una birreria di Monaco di Baviera, ma dal pubblico qualcuno ha urlato che il fondatore di Futuro Nazionale «lo avete voluto voi».
A livello di “claque” il pubblico ha alternativamente applaudito o lanciato qualche segnale di disapprovazione nei confronti di questo o quel dirigente. È stato nei confronti del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana come per l’ex governatore veneto Luca Zaia, che qualcuno ha invocato come «segretario, segretario», sino al segretario lombardo Massimiliano Romeo. Da parte sua Salvini ha raccolto la sfida e giocato due importanti carte.
Ha rilanciato la candidatura dell’europarlamentare (nonché vicesegretaria del partito) Silvia Sardone nella corsa verso Palazzo Marino per le comunali milanesi del prossimo anno. E poi ha annunciato la convocazione per il prossimo mese di ottobre di un congresso straordinario che però, al di là dei buoni propositi di «marciare compatti», suona già come una sorta di regolamento di conti nei confronti dei presunti “frondisti” interni.



